Bathala e Azemar aprile 2005
by Fabio

Pubblichiamo le lamentele  di  Fabio nei confronti del tour operator azemar in merito al viaggio presso il  villaggio di bathala nell'aprile 2005. 


Spett. AZEMAR
CRONACA DI UNA DISAVVENTURA MALDIVIANA FINITA BENE (FORSE)
Ravenna 12/04/05

Proprio oggi, mentre lo specialista mi visitava mi tornavano in mente i mille momenti positivi indimenticabili della mia prima vacanza alle Maldive. Prima, perchè sicuramente ci torneremo e sicuramente sceglieremo l'organizzazione Azemar che, confronto ad altri operatori utilizzati in altri viaggi, è risultata impeccabile nell'accoglienza all'areoporto, nella scelta del volo (Eurofly), al check-in dell' idrovolante sia all'andata che al ritorno. Un'organizzazione QUASI perfetta se non fosse che per quel ?quasi? avrei potuto rimetterci la vita. Il nostro soggiorno dal due aprile, alla mattina dell'otto aprile, è trascorso magnificamente presso il villaggio sull'isola di Bathala atollo di Ari . Il bungalow era confortevole e pulito, il ristorante era all'altezza delle descrizioni del catalogo e il tempo clemente (sempre sole) mi ha permesso di trascorrere ore ad osservare il vicinissimo reef facendo snorkeling. Purtoppo la mia ragazza non ha potuto godere delle miriadi di pesci colorati a pochi metri dalla riva perchè non essendo nuotatrice esperta non si sentiva sicura del fatto che nelle due escursioni organizzate durante il giorno non distribuissero i giubbettini di sicurezza che ci eravamo abituati ad avere nei viaggi precedenti. La nostra fiducia riversava su Francesca una giovane bergamasca che di sera intratteneva gli ospiti senza forzature e di giorno con pinne professionali e muta da sub dava una certa sicurezza nei giri di snorkeling organizzati: uno alle 11 e l'altro alle 16 di ogni giorno. Tutto tranquillo fino al fatidico giorno 8 aprile 2005. La signorina Francesca comunica a tutti gli ospiti che ha organizzato un'escursione in più, chi vuole può seguirla in un reef a due minuti di nuoto al largo dell'isola, appuntamento alle 9,45. Ci presentiamo in quattro puntualissimi e vogliosi di vedere pesci ancora più belli e particolari. Io mi presento con una macchina fotografica subaquea con cui ho documentato tutta la mattinata. Alla partenza procediamo veloci , ma, forse perchè incappati in una corrente o perchè i punti di riferimento di Francesca (?più o meno è da quel bungalow verso il largo?) non erano proprio esatti non riusciamo a raggiungere la meta. La ragazza si scusa per il disagio e torniamo tranquilli verso l'isola per non perdere l'appuntamento delle 11. Dopo 20 minuti di fatiche inutili ci accorgiamo che l'isola rimane sempre alla stessa distanza da noi. Premettendo che tra noi era presente una ex nuotatrice agonistica ed io che mi ritengo atleta allenato alla resistenza fisica decidiamo di procedere più rapidamente, ma passati altri 20 minuti ci accorgiamo del serio problema in cui ci troviamo. Una forte corrente ci sta spingendo lontano dall'isola. La domanda verso la persona che aveva organizzato l'escursione, e in quel momento rappresentava l'Azemar, è stata semplice: come si fa in questi casi a dare l'allarme? La risposta è stata pietrificante: ?si urla tutti quanti insiemo forte aiuto?. Data la distanza dalla riva e il vento che spirava contro di noi ho capito subito che la soluzione proposta non poteva essere di una persona preparata, ed infatti scopriamo che il compito di Francesca è solo quello di intrattenere. Ora nel mezzo dell'oceano indiano in balia delle onde che ci portavano verso il largo vorrei sapere cosa ce ne saremmo fatti di una intrattenitrice, che non aveva neanche un collega a terra che potesse dare l'allarme vedendoci tardare (l'altra ragazza era impegnata in un'altra escursione). La fortuna ha voluto che nessuno dei presenti si sia lasciato prendere dal panico vedendo l'isola sempre più lontana. Iniziamo a decidere il dafarsi e la stanchezza proponeva di smettere di nuotare ed aspettare i soccorsi che sarebbero scattati all'ora di pranzo dai nostri cari. Erano le 11,30 e dopo 10 minuti fermi io mi accorgo, misurando la grandezza dell'isola con le dita, che se fossimo stati fermi fino alle 13 la corrente ci avrebbe portato troppo lontano per poter essere visti dalle barche dei maldiviani prive di binocolo e canocchiale. Mentre Francesca continua ad urlare al vento ?aiuto aiuto? e gli altri tre decidono di fermarsi io continuo a nuotare in modo da rimanere fermo al punto in cui doveva essere il reef per facilitare i soccorsi nella ricerca. Dopo 2 ore di nuoto impegnativo, senza sosta, da solo, sotto il sole cocente la lucidità iniziava a mancare e il sale iniziava a bruciare negli occhi, in bocca, non lo auguro a nessuno..sognavo i giubbetti che oltre ad alleviare la fatica avrebbe evidenziato la mia posizione. Tenevo d'occhio le imbarcazioni posteggiate al pontile Nord. Sempre ferme, dannatamente ancorate. Dopo qualche tempo finalmente ne vedo partire una a zig zag: ci sta cercando! Ricomincio a nuotare con più vigore mi sbraccio e i miei sforzi mi portano a bere piccole quantità d'acqua ogni volta. Finalmente qualcuno sulla barca agita le mani: mi hanno visto! Incubo finito! Appena salito do le indicazioni per Francesca poco più avanti e per gli altri 3 molto più lontani, poi lascio la ricerca ad occhi più lucidi dei miei. Dopo 15 minuti siamo tutti salvi. Notando che i gruppi di persone provenienti da altre isole erano dotati oltre che di giubbotti arancioni anche di fischietti abbiamo chiesto spiegazioni a Ilenia contatto Azemar sull'isola e quindi in quel momento rappresentate dell'Azemar stessa. La riposta è stata :?tanto non è che quei giubbotti lì servono ad un granchè?; e a quel punto la mia ragazza ed io abbiamo capito perchè gli altri ospiti per tutta la vacanza l'avessero soprannominata ?neurone?. Grossa pecca del Tour Operetor nella formazione del personale. Tutto finito bene, ma la presente l'ho scritta perchè la soluzione a disavventure del genere si devono trovare prima delle disgrazie e spero con questo che l'Azemar stessa e le persone che la rappresentano si responsabilizzino di più. Anche se un bello sconto offerto dall'Azemar sulla prossima vacanza non verrebbe certo preso male, sono convinto che qualsiasi danno chiedessi verrebbe scaricato sulle spalle di un ragazza di 23 anni con la ?sola? colpa di aver voluto fare più delle sue capacità. Per questo motivo non chiederò nessun risarcimento per i disagi subiti da quel momento in poi (insolazione, febbre a 38, diarrea, visita dermatologica specialistica, medicine, giorni di lavoro saltati, stress da panico subito dalla mia compagna) a meno che ovviamente le ustioni riportate in viso non lascino cicatrici permanenti.
Cordiali saluti

Fabio

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