Veligandu aprile 2004  

Aprile 2004 by Samantha&Paolo

Paolo e Samantha a Veligandu – Maldive aprile 2004

Anche noi, Paolo e Samantha, vogliamo lasciare la nostra testimonianza di un viaggio alle Maldive, e precisamente a Veligandu, prenotato circa 2 settimane prima di partire, accontentandosi di dove c’era ancora disponibilità e conclusosi il 4 aprile 2004.
Ancora oggi a distanza di ormai 2 settimane dalla vacanza, pervade un non so che…che è difficile spiegare, quel qualcosa che è tra la nostalgia di quei luoghi e la malinconia di saper che prima di tornarci passerà un po’ di tempo. Il nostro viaggio inizia sabato pomeriggio, visto che Cesena e Malpensa sono lontani 360 km, per prendere l’aereo alle ore 21:00. Per fortuna questa volta parte solo con 40 minuti di ritardo, memore del fatto che una volta ho atteso ben 9 ore (più 12:30 di volo). Dopo circa 9 ore, alle ore 10:40 locali (+ 4 ore di fuso, che cambiava la notte stessa e quindi +3), l’airbus A330 della AirEurope/Volare attera a Male, o meglio nell’isola adibita ad aeroporto, visto che la capitale coi suoi condomini è su un isola vicina. Una volta scesi dall’aereo, ben disinfettati con 2 bombolettine che le hostess hanno spruzzato lungo i corridoi prima di aprire i portelloni, (forse sono le leggi Maldiviane), si avverte il clima decisamente umido. Solo a S. Domingo avevo avuto un impressone del genere. L’umidità si aggira attorno all’80-90%, dato confermato anche dai siti di meteorologia e dal mio igrometro dei poveri, che avevo casualmente appresso. Dopo essere scesi dall’aereo, ed aver fatto in tempo a sudare, siamo rientrati nella struttura aeroportuale di sbarco turisti, per il controllo immigrazione e passaporti, dove una vampata di aria condizionata ci fa rimpiangere già la temperatura esterna, (almeno per mio conto). Finita la burocrazia Maldiviana, ci dirigiamo verso l’esterno dove un assistente del nostro tour operator Kuoni Gastaldi, ci indica il banco dove si sbrigano le pratiche dell’idrovolante. Rapidamente, etichettate le valigie, ci accompagnano con un pulmino al check in per l’idrovolante. Per un attimo mi chiedo com’è possibile attraversare la pista dell’aeroporto con un aereo che stava rullando in fondo ad essa!! poi al ritorno ho scoperto che c’era il semaforo per le vetture. Di nuovo check in e pesa bagagli. Gli aerotaxi non hanno una tabella con orari e fermate, semplicemente si prendono quando sono disponibili, e siccome ci sono tanti aerei che arrivano e che partono, gli “zanzaroni” volano quasi continuamente. Ormai la stanchezza si faceva sentire, soprattutto per chi non riesce a dormire in aereo. Ma finalmente dopo un’oretta circa, l’altoparlante chiama il volo per Veligandu, fate attenzione perché oltre a non capire niente, non si sente niente, tenete d’occhio le vostre valigie e dove imbarcano quelle, imbarcheranno anche voi. Sull’idrovolante i bigliettini plastificati per le norme di salvataggio, servono per farsi vento, e vi assicuro, si suda alla maledetta. Si parte!! Il panorama è suggestivo. Dopo 15 minuti si scorge dall’alto la nostra isola e in 20 minuti si atterra. L’isola si trova a nord dell’atollo di Ari e precisamente in un piccolo atollo, Rashdoo. Abbiamo voluto provare l’esperienza dell’idrovolante, perché non so quando ci capiterà ancora, e comunque dopo un lungo viaggio forse è meglio rinunciare ad altre ore di navigazione in barca, perché poi non sono mai quelle che ti dicono, ma sempre di più….a parte che Veligandu era raggiungibile solo in idro, quindi non avevamo scelta. Appena arrivati ci accolgono con un asciugamano gelato e umidificato al limone, ci assegnano la stanza e ci invitano a pranzare immediatamente. Memori di un suggerimento letto in uno dei tantissimi siti che parlano di Maldive, chiediamo con l’assistente in loco, presente sempre, se è possibile avere una stanza al lato ovest dell’isola. Purtroppo non ce n’erano più, ma l’indomani ci sarebbero state delle partenze per cui, solo a sera ci avrebbe detto se c’era posto ad ovest. Eravamo comunque decisi a puntare su quel lato, anche perché, trascorsa una mezza giornata sul lato est, ci siamo accorti che il sole dalle 16:00 circa o anche prima, non batteva più, perché coperto dalla vegetazione che è al centro dell’isola. Stando invece a quanto detto dalla ragazza della Kuoni Gastaldi, qualcuno qualche giorno fa, aveva chiesto la parte est, perché più riparata dal sole e quindi meno calda di quelle ad ovest!!! Perbacco!!!! Siamo alle Maldive sotto l’equatore, bisognerà avere anche un po’ di spirito di adattamento. Nella parte est, ci sono anche dei muretti che esteticamente sarebbe meglio non vedere, ma ci sono isole che li hanno attorno a 360°. Comunque il giorno dopo siamo ad ovest.
Abbiamo notato che gli italiani alloggianti nei bungalow, circa il 20% dei turisti, erano tutti nella parte est, mentre svizzeri, tedeschi, inglesi, francesi e noi in quella ovest. Nell’isola che è lunga 600 metri e larga 200, nella parte nord ci sono 10 water villa, che sono delle palafitte sul mare, sono le più lussuose di tutti gli alloggi dell’isola. Poi a est e ovest le deluxe, che hanno le scalette che scendono fino al mare e infine le superior, dove eravamo noi, che sono dei bungalow, isolati gli uni dagli altri, con bagno “maldiviano”. Il bagno è all’aperto, ma non come si può intendere per chi non l’ha mai visto, è coperto da una tettoia per i ¾ e circondato da muri alti.
L’unico svantaggio è che quando si è fuori in bagno si suda,e quando si rientra in camera con l’aria condizionata si sincopa. L’acqua è quella del mare desalinizzata e filtrata, per cui nessun problema per lavarsi i denti o mangiare le verdure. E’ la prima volta che non ho problemi intestinali. La spiaggia è a 20/30 metri e in dotazione ci sono 2 lettini pesantissimi in legno. Per gli accessori delle camere, vi rimando al catalogo della Kuoni. A sud c’è il ristorante, che è a buffet per tutte le sere, tranne un paio di volte che fanno il menù alla carta . Ma per noi il cibo non era un problema. Oltre al pesce proposto sempre, qualche volta ho trovato anche carne di maiale, e questo è possibile grazie al fatto che qualche cuoco è indiano o dello Sri Lanka, a differenza dei maldiviani, che per la loro religione musulmana non possono nemmeno cucinarlo. Vi era anche frutta in abbondanza, per non parlare dei dolci. Unica nota dolente è che l’acqua non è compresa nel prezzo della pensione, per cui 1,5 litri di acqua costavano 3 $, la birra 4$ e gli alcolici non ne parliamo. Mi chiedo cosa costa aggiungere 25$ a testa al pacchetto per avere anche l’acqua compresa?! Il sevizio è stato ottimo. Io sono un tipo abbastanza terra terra, e vedere che i camerieri mi accompagnavano la sedia quando mi sedevo, mi metteva un po’ a disagio. Comunque ringrazio il cameriere fisso per tutta la settimana Hassan (Ahmed) per la gentilezza e la simpatia. Ristorante voto 8.
Ancora più a sud c’è la lingua di sabbia con lettini e ombrelloni che termina ad un pontile, punto di partenza per lo snorkeling quotidiano. Sebbene sull’isola ci siano 180 turisti e 120 persone locali addette, sembrava che l’isola fosse deserta. Questo anche, perché le water villa hanno il loro balcone privato, e il resto la loro spiaggetta privata; e poi sotto il sole cocente non se ne vedono molti. Attenzione, qualcuno arrivato con noi, è partito anzitempo perché il sole ha giocato un brutto scherzo. Gente rimpatriata con febbre a 39 che non scende nemmeno con antipiretici, per la troppa esposizione al sole. Samantha come al solito si è spellata tutta e io ho avuto un piccolissimo principio di eritema solare. Anche l’acqua a volte è troppo calda. Quando senti una corrente più fresca, sei rinfrancato dal refrigerio. Che cosa si fa su un’isola delle Maldive? Niente!! Si passeggia, si sguazza, si legge, si mangia, si dorme…..ecc, e pensare che io avevo paura di annoiarmi, anzi ne ero sicuro, ma mi sbagliavo. Torniamo allo snorkeling. Se avessi avuto i coralli del mar rosso e la limpidezza delle acque sarebbe stato perfetto. I coralli sapevo che erano morti, ma aspettavo un’acqua meno torbida. Il fondo sabbioso e forse anche il plancton rendono la visibilità a volte un po’ scarsa. Basta allontanarsi dai fondali sabbiosi e già la limpidezza aumenta, soprattutto dalla parte est. A proposito di plancton, lavatevi le orecchie molto bene con acqua corrente una volta usciti dal mare, perché altrimenti potreste incappare in pericolose otiti. Ho visto un signore con un gonfiore all'orecchio non augurabile. Visto il nostro carattere fifone, lo snorkeling l’ho effettuato solo a sud sud-est, dal palo, e dalla parte ovest del pontile. Ad est, per chi è andato, si trovano pesci di grandi dimensioni come aquile di mare e squali, ma visto che gente sembrava non ce ne fosse, a far snorkeling a volte è capitato che eravamo solo in due, per cui non ci siamo avventurati più di tanto. Ci siamo accontentati di tartarughe, picasso, balestra, murene, chirurgo, angelo, imperatore, razze, pappagallo, un pacifico squalo nutrice e tantissimi altri coloratissimi pesci. A differenza del Mar Rosso, qui i pesci sono più grossi e forse più numerosi. A parte il nutrice che dormiva sul fondo, verso sera, da ogni parte dell’isola, a distanza anche di pochi centimetri dalla battigia (uno si era quasi arenato) viaggiavano degli squaletti pinna nera delle dimensioni di 50-60-70 cm. Con questo non voglio spaventare nessuno, sono dei baby squaletti che cambiano subito direzione quando incontrano l’uomo. D'altronde per loro noi siamo dei pesci più grandi. Non mi è invece mai capitato di incontrarli durante lo snorkeling, (a parte il pacifico nutrice). Abbiamo fatto anche un’escursione nel reef dell’isola vicina, ma senza incontrare particolari pesci che non avessimo già visto attorno alla nostra. In compenso l’acqua era più limpida. Siamo andati anche a pesca al calar del sole, dotati di un amo, un’esca, un filo di nylon per cercare di conquistarci la cena, ma a parte 5 o 6 pesci e una murena che aveva abboccato all’esca di uno dell’altra barca (rigettata in acqua), appena è calato il sole, improvvisamente hanno smesso di abboccare anche i pesci. Niente sospirata strage di barracuda. Si sentiva solo che qualcuno ti mangiava l’esca e poi… niente di fatto. Comunque mi è piaciuta. Se avete voglia di spendere 80 dollari e rilassarvi un’ora e mezza, vi consiglio il massaggio “marma” dello spirito e del corpo. Ce ne sono anche dei meno cari e più brevi, ma abbiamo fatto una follia e non ne sono pentito. Prima vi dicono cosa dovete indossare e io un po’ disattento perché parlavano inglese e perché mi guardavo attorno, ho scoperto che il mio costumino nuovo, lo potevo appendere all’attaccapanni, che tanto non serviva. Avete presente i lottatori di sumo? Beh, loro si possono considerare vestiti!! Le parti intime vengono coperte con un “fazzolettino”, che è una striscia di tessuto bianco leggerissimo, tipo i bavaglini del dentista, dalle dimensioni di 60cm di lunghezza e pensate 12cm circa di larghezza, con i lacci alle estremità. Una volta indossato e sistemato per l’uomo il “fardello”, ci si mette l’asciugamano e vi fanno accomodare seduti coi piedi a bagno in acqua caldissima. Si prosegue con un massaggio alla testa che se avete i capelli trapiantati è meglio lasciate perdere. Ora arriva il bello. Via l’asciugamano e la moglie sul lettino e io sul materassino. La ragazza indiana inizia un massaggio con mani e soprattutto piedi. Era appigliata ad una corda e dopo aver slacciato anche quei 12 cm (li ero pancia sotto) inizia il massaggio. Poi si passa al lettino, e qui non ho potuto fare a meno di interrompere il sacro silenzio ovattato dalla musica indiana, con una risata causata dal solletico al massaggio dei piedi. Samantha non faceva una piega. Infine una spalmata di scrub al curry e…… lasciate riposare per qualche minuto e poi…doccia senza sapone. Abbiamo rimasto l’odore di curry per 2 giorni ma alla fine sei rilassatissimo. Concludendo, penso che di questo viaggio, questi colori e questa natura, conserverò un buon ricordo. Ne approfitto per ringraziare le assistenti della Kuoni Gastaldi in loco, la partente Flavia R. e l’entrante Viviana, che si sono avvicendate nel corso della settimana. Sempre disponibili e professionali. Un saluto anche a Francesco e Daniela di Milano e a Matteo (di Modena) e Lara (di Rubiera mi sembra, che a volte viene al mercato a Cesena). Purtroppo diconi che le Maldive sono destinate a scomparire nel giro di qualche decennio. Il niño nel 1998 ha sbiancato (ucciso) i coralli, dovuto all’innalzamento della temperatura dell’acqua di qualche grado. Anche in fatto di stagione secca e umida qualcuno potrà trovare una settimana di pioggia quasi ininterrotta a febbraio e magari sole e poi sole a giugno, come è capitato a qualcuno. Noi abbiamo avuto fortuna, solo un acquazzone mezza giornata e la notte prima della partenza. Il livello del mare sta aumentando, e si dice che cresca di 1 cm all’anno. Se verificate le foto di Veligandu da internet, ne troverete decine e se fate attenzione, comparando le immagini potete anche ricostruire la fattezza dell’isola da come era qualche anno fa a come è oggi. Ogni non so quando, forse mesi, delle barche attrezzate risucchiano la sabbia dai fondali bassi per riversarla a contenimento dell’erosione della spiaggia. Questo spiega come mai la sabbia non è fine come per esempio in Messico, ma ci sono pezzettini di corallo e conchiglie che se pur piccoli, non sono polvere. Molte isole hanno posto dei sacchi pieni di sabbia sotto la spiaggia per evitare l’avanzamento del mare. Questi sacchi sono invisibili perché sepolti, ma ci sono. Diverse isole hanno i muretti, che sia di cemento che di corallo, sono pur sempre muretti. Dopo questa conclusione un po' grigia, che ricorda come l'uomo stia modificando la natua del pianeta, vorrei augurare a tutti prima o poi di effettuare un viaggio in queste isole....che dire, se potete andare, andate!!!!

Aprile 2004 by Samantha&Paolo