Velistipercaso alle Maldive 15/3/2004
Enzo&Marta su Adriatica verso lo Yemen
pirati permettendo
isole maldive : i velistipercaso syusy blady, patrizio roversi e zoe Siamo partiti dalle Maldive il 27 febbraio con una giornata di bonaccia. Prua di Adriatica sullo Yemen rotta 285 Ovest-Nord Ovest, 2.050 miglia da percorrere. L’equipaggio è composto da: Gigi Nava, lo skipper, Irene Moretti la co-skipper, Paola Caccia Dominioni , la marinaia, ed il sottoscritto Enzo Spina e Marta Giannini come equipaggio. Siamo diretti verso il golfo di Aden. Il piano della traversata prevede di aggirare da lontano la famigerata isola di Socotra, uno dei posti più pericolosi al mondo per i naviganti per la presenza massiccia di pirati e di mancanza dei più minimi diritti umani, rimanendo ben al largo della Somalia (almeno 100 miglia) rimanere comunque al largo anche dallo Yemen del sud ed infilarsi così nel golfo di Aden, passare lo stretto e dirigere verso Al Shalif dove ci stanno aspettando e dove dovranno “girare” la puntata sullo Yemen. Dopo le prime 20 ore a motore il vento ha incominciato con 10 12 nodi e ci ha permesso velocità discrete tanto da “macinare” circa 150 miglia al giorno. Il vento, contrariamente a quanto ci aspettassimo in questa stagione, invece di provenire da nord est, proveniva da nord, un po’ variabile e quindi abbiamo effettuato parecchie miglia di bolina. Comunque il mare non è quasi mai montato eccessivamente, solo dopo il 5° giorno si è alzato oltre i venti nodi. E’ stata un’esperienza bellissima ed i giorni erano scadenzati dai ritmi dei turni, un’ora e mezza di timone un’ora e mezza di guardia e quattro ore e mezza di riposo, sempre così, cambiando sempre gli orari di inizio. Le emozioni non sono mancate (pirati , balene ecc.). Il primo incontro “bello” è stato con un’orca a circa 500 miglia a ovest-nord ovest delle Maldive, una pinnona nera fuori dall’acqua di circa un metro e mezzo, non troppo vicina purtroppo. Quotidianamente delfini in quantità industriale ed anche globicefali. Poi un primo banco di capidoglio, difficile dare il numero il mare era tutto un ribollire di spruzzi in lontananza, direi una quarantina. Poi il giorno dopo un banco veramente grosso composto da almeno 60 70 capidoglio, con incontri veramente ravvicinati,incredibile, nemmeno Gigi ed Irene avevano mai fatto un incontro così, e loro di miglia ne hanno macinate tantissime circa 300.000 Gigi, e circa 250.000 Irene, la quale, curiosità, è la donna italiana che detiene questo record. Comunque questi sono stati gli incontri veramente belli con tramonti spettacolari. A circa 500 miglia dalla famigerata Socotra, isola posta sull’imbocco del golfo di Aden, vicino alla Somalia e di fronte allo Yemen, uno dei posti più pericolosi al mondo per attacchi di pirateria, a navi e barche da crociera, ci siamo organizzati nella eventualità di un brutto incontro. Quindi Gigi ha estratto controllato e pulito un fucile a pompa, posto ben a portata una serie di cartucce a palla singola e pallettoni, pronte vicino all’ingresso, e ci siamo allenati un po’ tutti ad usare quest’arma. Nei momenti di guardia la tensione era un po’ più alta, di notte navigavamo con le luci spente con un occhio in più sui due schermi radar a nostra disposizione. A questo punto abbiamo incrociato un giorno una nave ed abbiamo fatto festa essendo la prima dopo una settimana di navigazione. A circa 300 miglia a largo di Socotra ed altrettante dalla Somalia avvistiamo da lontano quelle che sembravano altre due navi. Abbiamo inizialmente fatto festa, ma poi avvicinandoci abbiamo notato che erano due grossi pescherecci d’altura. Ad un tratto passando a circa tre miglia dal primo vediamo che questo sembra dirigere verso di noi. Teniamo sottocontrollo la situazione e vediamo che viene proprio verso di noi. Sempre più vicino, un miglio, mezzo miglio, poche centinaia di metri, a questo punto scatta l’allarme: io vado al timone, Gigi prepara l’arma caricandola, solleviamo le traine per eventuali manovre rapide, accendiamo il motore, le ragazze le mandiamo giù e rimangono sulla scaletta di discesa, solo Irene rimane fuori per filmare, manteniamo le vele per avere più velocità, lanciamo sul canale 16 del VHF un allarme diretto a tutte le navi in ascolto in zona chiamato “all ship, all ship” ma nessuno risponde, nella zona non esiste polizia o coast guard, insomma nessuna autorità, una zona senza legge. La barca sospetta si avvicina e manovra ponendosi dietro di noi a circa duecento metri e si avvicina sempre di più. Non un cenno di saluto, non un tentativo di contatto via radio niente di niente, in mezzo al mare, ripeto in un tratto di mare tra i più brutti al mondo, questo barcone in legno di nazionalità imprecisata continua ad inseguirci. Guardando con il binocolo scorgiamo uno di loro che si pone a prua, un altro sul fianco destro, erano in totale una decina di persone, e continuavano ad avvicinarsi sul ns. lato di sinistra. A questo punto Gigi decide di rompere gli indugi, si piazza sul lato di sinistra e appoggiato ad una sartia del piccolo albero di poppa, esplode un colpo in aria, gesticolando di allontanarsi, dal barcone nessuna risposta, allora altro colpo in aria, simulazione di puntata ad altezza d’uomo ed altro colpo in aria, a questo punto hanno desistito e subito hanno accostato a sinistra rallentando ed allontanandosi da noi. E’ andata bene, ad altri non è andata così bene, come abbiamo saputo una volta arrivati qui in Yemen. Comunque dopo questo episodio la tensione è salita un po’ e le guardie notturne erano un po’ più attente. Mantenevamo il silenzio radio per non evidenziare la nostra presenza e posizione, finché abbiamo sentito una chiamata che diceva: “Italiani in zona? Italiani in zona?” a questo punto Gigi ha risposto ed abbiamo chiacchierato simpaticamente con una nave mercantile Italiana in transito nella zona, dietro a noi di qualche decina di miglia. Quando abbiamo comunicato che eravamo “Adriatica” subito ci ha chiamato un’altra nave Italiana in zona davanti a noi, e dopo aver raccontato la nostra avventura si è fatta viva una nave da guerra della coalizione, la quale ha voluto dettagli sul tentativo di “contatto” (non si può parlare nel nostro caso di un vero e proprio attacco pirata), a questo punto avevamo dei contatti periodici, insomma siamo stati un po’ “coccolati” e devo dire che sapere di avere la possibilità di scambiare qualche parola con altri Italiani nella zona è stato un po’ di conforto. Arrivati nel golfo di Aden sentiamo una chiamata sul canale 16 che parlava di un attacco pirata ad un motor yacht da parte di uno speed boat a circa 15 miglia da Mukkallà, la tensione risale, ed il giorno dopo ecco in tutta la zona a circa trenta miglia dalla costa Yemenita e a ben 100 dalla costa somala un via vai di piccoli speed boat, finché uno di questi ad un certo punto decide di avvicinarsi, scatta il solito allarme ed ognuno và al suo posto, questa volta però salutano e non sembrano mal disposti, ma pensiamo: “forse è un trucco”, si avvicinano a 50 metri sono in tre e gesticolano l’atto di mangiare, sembra vogliano del cibo. Acconsentiamo ma senza abbassare la guardia, quindi prepariamo una busta con una bottiglia d’acqua fresca e dei pacchi di biscotti e mentre mi sporgo da poppa per passare il pacchetto ero abbastanza tranquillo perché da dietro Gigi supervisionava la scena con a portata di mano (ma nascosto) il nostro “rumoroso mezzo dissuadente”. E’ andato tutto bene, erano veri pescatori probabilmente molto affamati e con un ragazzino di una decina d’anni che ci hanno fatto tanta tenerezza. Comunque tutto bene, a questo punto abbiamo cominciato a pescare molto, ben due tonni pinna gialla di circa 25 30 chili ed una lampuga. Abbiamo passato lo stretto di Aden di notte e siamo arrivati a As Salif il 10 febbraio. 13 giorni di traversata dalle Maldive per effettuare le 2050 miglia che le separano dallo Yemen. Esperienza bella forte ed emozionante però adesso non vediamo l’ora di rientrare nelle “nostre” più tranquille Maldive.

Dai nostri inviati speciali
Enzo Spina&Marta Giannini

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